Capita frequentemente di leggere o di sentir dire a sedicenti esperti che non esistono rischi per la salute derivanti da esposizione ai campi elettromagnetici, che tutti gli studi attendibili e "seri" dimostrano che non c'è alcuna relazione tra tumori, leucemie, immunodepressione e i suddetti campi, o ancora che "non esiste alcun effetto" sui tessuti biologici o sul metabolismo perché le radiazioni non ionizzanti "non hanno energia sufficiente per rompere i legami chimici".

La tendenza è, insomma, quella di considerare pericolose soltanto le radiazioni che sono in grado di sconvolgere l'equilibrio atomico dei tessuti, o di produrre effetti già noti come quello termico; viene ignorata e talvolta rigettata a priori la possibilità di interazioni biologiche, come la modifica dei meccanismi del trasporto e dell'equilibrio ionico, della crescita cellulare, della sintesi di DNA e RNA, e della trascrizione genica (effetti confermati - tra gli altri - da ricerche dell'Istituto di Medicina Sperimentale del CNR).

Nella maggior parte dei casi chi si lascia inculcare e diffonde tali rassicuranti spiegazioni non ha le nozioni necessarie per comprendere i complessi meccanismi di interazione biologica con i campi elettromagnetici, e altrettanto spesso... neppure chi le fornisce, in quanto mancano le necessarie capacità multidisciplinari (biologia, fisiologia, epidemiologia, biofisica, ingegneria) indispensabili per avere una corretta visione d'insieme.

Il funzionamento degli organismi viventi è basato su processi elettrochimici facilmente influenzabili dai campi elettromagnetici (EMF, Electro-Magnetic Fields), come hanno dimostrato ricerche di grande interesse scientifico condotte nell'ultimo ventennio.

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